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ACCORDI DI LIBERO SCAMBIO: UNO STRUMENTO PER INCREMENTARE IL COMMERCIO INTERNAZIONALE

SONDAGGIO AICE

Per il 90% delle aziende Aice gli accordi di libero scambio rappresentano un’opportunità, ma resta la diffidenza verso CETA e TTIP.

Aice in quanto ente rappresentante delle aziende italiane che svolgono attività di commercio internazionale, ha sottoposto ai propri associati un sondaggio relativo al tema degli accordi di libero scambio (Free Trade agreements - FTA ) con l’obiettivo di raccogliere non solo le diverse opinioni sull’argomento, ma anche le difficoltà riscontrate nell’ottenimento di esenzioni daziarie.

I risultati evidenziano due tendenze opposte: se da un punto di vista generale le aziende usufruiscono di accordi commerciali considerandoli un’opportunità per il proprio business, le stesse risultano ancora tiepide nei confronti dei recenti accordi transoceanici (CETA -Comprehensive Economic and Trade Agreement, accordo tra Canada e EU concluso a marzo 2017 e il TTIP - Transatlantic Trade and Investment Partnership, le cui trattative sono in fase di stallo).

Questo secondo dato è probabilmente da attribuire al riemergere di posizioni protezionistiche registrato prevalentemente nel 2016, sia a livello internazionale che a livello locale.

Una prima analisi ci porta ad affermare che la maggior parte delle aziende, circa 73%, sono informate sull’esistenza degli FTA e che il 69% non ha riscontrato difficoltà legali, burocratiche o amministrative per poterne usufruire.

Il 90% degli intervistati ritiene, infatti, che gli accordi di libero scambio rappresentino un’opportunità per la propria azienda, e solo 11% una minaccia.

Inoltre, l’84% del campione è convinto che i partenariati commerciali riducano i costi delle procedure legate al commercio estero, a fronte però di un’attenta analisi della voce doganale del prodotto. La riduzione o esenzione dei dazi e lo snellimento delle procedure doganali rappresentano, infatti, due elementi fondamentali per il raggiungimento di una bilancia commerciale positiva, incrementando l’export, la competitività e facilitando l’ingresso delle aziende italiane e comunitarie nei mercati esteri.

Per quanto riguarda, invece, la seconda parte dell’analisi, incentrata sui singoli accordi commerciali tra EU e paesi terzi, le risposte date sono in parte controverse.

Incoraggiante è il dato relativo all’accordo tra EU e la Corea, entrato in vigore nel 2011, in quanto il 31% delle aziende afferma di averne usufruito. Inoltre, ben il 60% degli intervistati afferma di essere al corrente del recente accordo tra EU e Canada, CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement). Tuttavia, risultano ancora poco convinti delle reali opportunità e vantaggi che la propria azienda potrebbe trarre dall’entrata in vigore, visto che il 27% ritiene che il CETA non apporterà benefici alla propria attività in quanto troppo sbilanciato e a favore solo di alcune tipologie merceologiche. 

Per quanto riguarda il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), benché il 42% del campione pensi di poter ottenere dei benefici, il trattato rimane ancora un argomento largamente dibattuto molto probabilmente a causa della recente “battaglia” mediatica portata avanti da esponenti politici ed organizzazioni internazionali.

Le opinioni riscontrate, influenzate da notizie e dati poco precisi diffusi dai media, denotano una conoscenza poco approfondita. Per il 30% di coloro che sono contrari all’accordo, il TTIP comporterebbe una perdita di competitività dei piccoli produttori e l’introduzione in Europa di prodotti di qualità inferiore. Uno dei temi più delicati rimane, infatti, il settore agroalimentare, che erroneamente si pensa sarà quello maggiormente colpito con la paura che si possa assistere alla riduzione degli standard qualitativi e normative meno restringenti.